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La prima proiezione elaborata dall'Istituto Piepoli per Sky Tg24 accredita al No il 55% dei voti e al Sì il 45%; anche la prima proiezione Nexus Rai, accredita il NO in testa con il 59,4 %.
Seconda proiezione Piepoli/Sky: No 58,5%
La seconda proiezione elaborata dall'Istituto Piepoli per SkyTg24 certifica un ulteriore incremento dei No, che vanno al 58,5%, contro il 41,5% dei Sì.
NO, NO, e NO! "A Roma si sta profilando un notevole successo del no (modestamente ha contribuito anche Pattinando)". Così ha risposto il Sindaco di Roma Walter Veltroni a chi gli chiedeva in Campidoglio quali previsioni facesse a proposito del risultato della prova referendaria poco dopo la chiusura dei seggi e l'inizio dello spoglio.
Una vittoria schiacciante. Secondo la quarta proiezione Nexus per la Rai il No avrebbe ricevuto il 61% dei voti contro il 39% dei Si. Un risultato confermato anche dall'Istituto Piepoli che nellla sua quarta proiezione per Sky Tg24 da il No al 61,5% contro il 38,5% dei Si.
Toccandosi i parastinchi, Franco Bassanini del Comitato promotore del No al referendum sulla devolution ha dichiarato: "Parleremo solo quando avremo dei dati certi. Speriamo prima della partita che immagino molti vogliano vedere".
Da qualche minuto sono stati chiusi i seggi elettorali per iniziare lo spoglio delle schede. Due indicazioni sull'esito del voto, due dichiarazioni che mettono la pulce nell'orecchio, da interpretare con il beneficio d'inventario.
La prima è di Bossi che conversando con i cronisti all'entrata nel seggio elettorale di via Fabriano a Milano dove il leader della Lega Nord ha votato poco prima delle 14, ha detto "Se vince il No andremo in Svizzera, almeno lì c'è il federalismo, se vince il Sì al nord andiamo all'Onu, almeno li ci sono i vetri da pulire. Poi si è fatto coraggio giudicando incoraggiante la percentuale di votanti nel nord Italia, aggiungendo, con un refuso: "se sono scemi al nord hanno votano Sì".
L'altra è di Bondi ( coordinatore nazionale di Forza Italia), che si è già fasciato la testa e ha dichiarato che: "Sarebbero già state riscontrate le prime gravissime irregolarità, nelle operazioni preliminari allo spoglio in corso nel seggio speciale di Castelnuovo di Porto riservato ai voti degli italiani residenti all'estero. La metto in caciara così se perdiamo abbiamo la solita scusa per dire che abbiamo perso l'occasione buona per stare zitti".
Per quanto riguarda la pulce nell'orecchio, Bondi, nella malaugurata ipotesi di un risultato negativo sul Referendum, parlerà di altri brogli architettati dalla sinistra, come quella delle pulci trovate in un seggio elettorale che è stato chiuso e trasferito in un altro immobile. E' accaduto in una scuola di Gerace (Reggio Calabria).
La moglie, il fratello, la cognata e il segretario di Gianfranco Fini. Tutti nel business della sanità. Finché non scoppia una lite per soldi e palazzi.
Anticipazione di Marco Lillo da leggere integralmente su L'Espresso
Nella hit parade delle intercettazioni celebri sta per balzare in testa alla classifica Daniela Di Sotto, moglie di Gianfranco Fini. Al confronto il ritornello sui "furbetti del quartierino" del vecchio Ricucci impallidisce. Daniela Fini incide il suo hit sul nastro della Polizia di Potenza alle ore 20 del 19 aprile 2005: «Io sono andata a sbattermi il culo con Storace». Scioccato da tanta schiettezza, il pm Henry John Woodcock ha piazzato su questa frase un omissis. "L'espresso" invece la pubblica integralmente perché è significativa per capire gli affari di rilevanza pubblica di cui parlano al telefono Daniela Fini e il segretario di suo marito Francesco Proietti, detto Checchino, oggi deputato.
Lo "sbattimento" di Daniela con Storace ha prodotto una convenzione per la clinica della famiglia Fini. Secondo il pubblico ministero Henry John Woodcock: «Francesco Proietti e Daniela Di Sotto (nome da nubile della signora Fini, ndr) fanno esplicitamente cenno all'interessamento profuso dalla Daniela Di Sotto presso Francesco Storace - all'epoca dei fatti presidente della Regione Lazio - affinché la clinica Panigea operasse in regime di convenzione l'esecuzione di esami clinici (Tac e risonanza magnetica) particolarmente costosi». Daniela Fini e Proietti dovrebbero brindare per i futuri incassi e invece sono infuriati perché a beneficiare della convenzione prodotta dallo "sbattimento" non saranno loro due ma il loro socio di maggioranza. Si chiama Patrizia Pescatori e non è un socio qualunque: è la cognata di Gianfranco Fini. Patrizia Pescatori ha sposato Massimo Fini, un dottore che lavora dal 1986 per la Tosinvest di Giampaolo Angelucci (il re delle cliniche finito ai domiciliari in un'altra indagine dei pm di Bari lunedì scorso).
A mettere zizzania tra i due rami dei Fini è proprio la convenzione. Daniela si rammarica di avere faticato tanto per portare quattrini a una società nella quale è in maggioranza la cognata: «Lo sai qual è stato il nostro errore? Quando sono andata a sbattermi con Storace bisognava fare un'altra società a cui intestare le convenzioni della risonanza e della Tac». Che fare? Vendere no. «E che, ora che diventa il pozzo di San Patrizio te la do? 'A bella...!», dice Daniela parlando della cognata.
A complicare ulteriormente le cose, secondo i pm di Potenza, arriva «un nuovo vantaggioso affare di cui Proietti è stato l'abile e occulto regista, ovvero l'acquisto, ad un'asta giudiziale, della struttura in cui è ubicata la Emmerre». Il prezzo basso per il valore effettivo dello stabile (un milione e 150 mila euro) è stato sostenuto con un mutuo da Daniela e Checchino che ora non vogliono assolutamente spartirlo con la cognata. Insomma il classico intreccio di soldi e parenti nel quale chiunque metta il dito rischia di farsi male. Saggiamente Gianfranco Fini se ne tiene alla larga. Per il pm Woodcock il leader di An è all'oscuro di tutto. Comunque in un'intercettazione Daniela dice a proposito della questione dell'immobile: «Gli ho fatto vedere il foglio a Gianfranco. Dico: "Io ho tirato fuori 'sti soldi, e a te non t'ho chiesto niente. Perché tu mi hai detto "non mi mettete più in mezzo". Ok. Però tu sappi che se tiri fuori mille lire per tuo fratello, andiamo a litigare io e te. Secondo poi, mi sono rotta il cazzo che la gente c'ha le cose quando pagano gli altri». Il culmine della tensione si tocca quando l'amministratore della Panigea, Marco Bertucci, convoca l'assemblea con la cognata senza avvertire Daniela che si infuria: «Gli ho detto: Marco, tu vai a rubare a casa dei ladri. Ricordati che l'unica università che ho conosciuto io a differenza di te, è quella della strada, hai capito?». Proietti con involontaria ma esilarante ironia corregge: «Quella del marciapiede». Lei presa dal discorso conferma sempre più arrabbiata: «Esatto. Io ho conosciuto quella di università e con quella io ti spacco il culo!».
Vincitore di molti premi internazionali, ha una gradazione di circa 46.5°. E' alla base di tutti gli altri prodotti di Casa Blanton.
Il nome Blanton's viene da Albert Blanton, figlio di Benjamin Blanton, che per primo nel 1865, produsse whisky proprio nel luogo dove si trova tuttora la distilleria Ancient Age. Albert Blanton lavorò in questa distilleria dal 1897 fino al 1953. Quando andò in pensione, la distilleria fù chiamata "The Albert Blanton Distillery".
Blanton's, prodotto a partire dal 1984, è stato il primo Single Barrel Bourbon sul mercato ed è considerato da molti il gioiello della distilleria.
Il "Single Barrel" è un whisky invecchiato in un unico barile, dalla quale viene in seguito imbottigliato; pertanto non è un "blended", ovvero non viene miscelato con whisky provenienti da altri barili.
E' importante notare che sull'etichetta Blanton's non viene riportata l'età del Bourbon: questa è una testimonianza della convinzione che non esiste una regola precisa nella distillazione (distillare è un'arte, non una scienza). Sulla bottiglia viene quindi riportato solo il numero di registrazione, la data di estrazione del barile, il numero del barile, la cantina dove il bourbon viene invecchiato e il numero dello scaffale nel quale si trovava il barile.
In tutto il mondo i conoscitori sanno che i Bourbon sono prodotti ed imbottigliati a mano, un barile alla volta.
E' in questo modo che cent'anni fà il Colonnello Albert Blanton imbottigliò la sua prima riserva di Bourbon. Ed è cosi che Blanton's viene ancora imbottigliato oggi.
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clicca per attivare la webcam interattiva
Ho avuto la fortuna di trovare casualmente la fabbrica dove si produce il Blanton. L'ho scoperta per mezzo di una webcam interattiva, manovrabile con pulsanti attivati con il mouse (alla richiesta, per renderla funzionale, ho scaricato il plugin).
All'interno della fabbrica, uomini e donne, gomito a gomito (non lo alzano, sicuramente sono astemi), lavorano il Blanton nelle fasi di produzione: dall'imbottigliamento, all'etichettatura al confeziona-
mento e sistemazione nelle casse o cartoni per la spedizione.
Oggi come allora (1865), a mani nude si produce questo whisky. Unica differenza, una webcam interattiva, trovata per caso, che magicamente scandaglia il passato per rappresentare il presente, purtroppo sempre più invasivo (vedi videocamere in strada, stazioni, banche, ecc., che sorvegliano la nostra vita quotidiana).
La webcam interattiva è qui (per vederli all'opera provate dalle ore 14.00 alle ore 22.00, considerando il fuso orario con -6 ore di differenza, pausa pranzo e affini inclusi).

“Ho voluto filmare la faccia di chi ci sta vendendo la devolution”, dice Claudio Lazzaro, il regista di Camicie Verdi.
La faccia impresentabile della Lega che contribuisce ad alimentare quell’industria della paura che sostiene ogni politica di destra. L’aspetto più paradossale di Camicie Verdi consite nel fatto che, mentre le tv hanno rifiutato d’intervenire nel progetto, Claudio Lazzaro ha ottenuto da Borghezio la disponibilità più completa a essere seguito e filmato.
Nel film documento, il colpo giornalisticamente più significativo di Lazzaro, ottenuto con l'incredibile intervista all’ex senatore Corinto Marchini, fondatore dieci anni fa delle Camicie Verdi.
L’ex capo delle Camicie Verdi racconta:
«Lo dico ufficialmente per la prima volta. Bossi mi chiamò all’una e mezza di notte e credo che il magistrato Papalia abbia la registrazione. Mi disse di sparare ai carabinieri, che le Camicie verdi dovevano essere pronte a sparare. Io gli dissi che era pazzo, che cosa stava dicendo. Non era sua intenzione sparare ai carabinieri, però sperava che rispondessi di sì, così finivo in galera e lui si giocava la mia figura nelle piazze».
«In vista della dichiarazione d’indipendenza, Bossi mi chiese manifestazioni eclatanti, gesti estremi. Voleva che si bruciassero il tricolore, le effigi dei carabinieri». Poi il capitolo Borghezio. «Una sera - racconta - alcuni della Lega mi dissero che avevano ricevuto un ordine, a nome mio, di uccidere Borghezio. Serviva per farne un martire da usare nelle piazze. Una settimana prima del giorno fatidico fu revocato».
Che dire di Umberto Bossi, l'artefice protagonista di questo film verità che alza il tiro e dopo i carabinieri, il tricolore da bruciare, è di questi giorni la sua intenzione di ricorrere a metodi non democratici, conseguenti a a una possibile sconfitta delle camicie verdi al referendum. Ma ci rendiamo conto con chi abbiamo a che fare? Per questo, per difendere la Costituzione e l'Italia, da Bossi, Berlusconi e Fini che vogliono farla a pezzettini, votiamo NO al Referendum.
Il Governo Berlusconi ha devastato le finanze pubbliche e ha mosso il suo apparato referendario per distruggere l'Italia con la devolution. Le lamentele dell'Esecutivo di centrosinistra guidato da Romano Prodi, sui danni finanziari ereditati dall'ex Governo Berlusconi, hanno trovato riscontro anche nell'Unione europea per bocca di Joaquin Almunia. Il Commissario agli Affari economici e monetari ha infatti chiarito che la contabilità pubblica del nostro Paese non è trasparente, le spese sono state "sottostimate" e i metodi per stimare le correzioni della Finanziaria sono stati "molto opachi". Almunia ha voluto precisare che le sue critiche non sono riferite al Governo attuale, ma a quello che lo ha preceduto.
Leggo con voi, la probabile risposta che può fornire Tremonti, fido creativo di Berlusconi, artefice di questo disastro, lasciato in eredità al Governo Prodi.
"Nel mio piccolo - dice Tremonti -, non penso di aver fatto danni, io ho solo indirizzato creativamente 100 milioni di euro l'anno e per 10 anni all’IIT di Genova, un centro di ricerca in ristrutturazione, dove opera il mio braccio destro il professor Grilli, che è anche Direttore Generale del Tesoro. Poi mi sono simpatici i componenti del consiglio di amministrazione, dove potete trovare il fior fiore della finanza italiana: da Gabriele Galateri, numero uno di Mediobanca, a Paolo Scaroni amministratore delegato Eni. Mancano solo gli studenti e i ricercatori, perché il centro di eccellenza ancora non funziona.
Forse qualcuno storcerà la bocca e farà insinuazioni sul mio operato, considerando che la Sapienza esiste da 7 secoli e i fondi per la ricerca sono 12 milioni di euro l’anno, un decimo dell'ITT di Genova. Alla Sapienza ci sono 150.000 studenti, per questo, in proporzione, ho pensato di ridurre i finanziamenti, anno dopo anno. Nel 2006 sono arrivato a tagliare 55 milioni di euro dai fondi ordinari e meno 60 milioni da quelli per l’edilizia, tutto per il mio fiore all'occhiello, l'ITT di Genova che con altri simili regali fatti dal nostro ex Governo (100 di qua, 100 di là), ha veramente devastato le finanze pubbliche".